venerdì 28 novembre 2008

Thomas Pynchon - V. / Thrice - Vheissu



Island Records

Tracklist:
01. Image of the Invisible
02. Between the End and Where We Lie

03. The Earth Will Shake

04. Atlantic

05. For Miles

06. Hold Fast Hope

07. Music Box
08. Like Moths to Flame

09. Of Dust and Nations

10. Stand and Feel Your Worth

11. Red Sky


Perchè.
C'è da chiedersi perchè mi sia decisa a fare la recensione di un libro che ho molto apprezzato, ma ancora non compreso appieno (dovrò rileggerlo un'altra volta, ma lo farò con un godimento pressochè prossimo all'infinito), insieme alla recensione di un album che trovo tra i fondamentali del mio archivio musicale, e di cui, anche di questo, mi sfugge un significato globale.
Diciamo che la risposta viene, in un certo qualmodo, da Dustin Kensrue stesso.
Il cantante e chitarrista dei Thrice, sì.
Che ha letto V. e ne è rimasto talmente affascinato da proporne la lettura anche ai suoi bandmates (Teppei Teranishi, Eddie e Riley Breckenridge), e da intitolare il loro album capolavoro (secondo me è il più bello e complesso di tutti, persino della tetralogia sugli elementi, che oh! devo ancora recensire :°D sono mesi che la programmo, ma ancora giace nel dimenticatorio del mio cervello. Chiedo venia) come l'immaginaria terra raccontata con aura di mistero, Vheissu, appunto, in più d'una delle parti del romanzo.
Romanzo complesso, appunto. come complessa e laboriosa è la ricerca di Stencil, uno dei protagonisti, se non IL protagonista, del significato di V.
Cos'è? Chi è? Cosa rappresenta?
"V. è un'entità misteriosa, forse è il principio stesso della femminilità; V.assume molteplici aspetti e sembianze, e sfugge a ogni precisa identificazione. V. è di volta in volta la dea Venere e il pianeta Venere, la Vergine, la città della Valletta a Malta, il Venezuela, l'immaginaria terra di Vheissu. E V. è anche molte donne: Vittoria, Veronica, Violet... V. è un enciclopedico, labirintico, ambizioso, infinito e corrosivo gioco di specchi."
Questo è scritto nel retro di copertina, e ho creduto doveroso riportarlo, in quanto è l'unico modo abbastanza breve in cui si possa descrivere questo romanzo assolutamente unico nel suo genere. Thomas Pynchon, beh, credo quasi di poter dire che sia una specie di genio. Si sposta come un funambolo da una situazione all'altra, da un lasso temporale all'altro, dall'America, all'Africa, a Firenze, fino a Malta, fulcro, forse, geografico dell'intero romanzo, là dove si tirano le fila della questione, dove la verità (e forse è proprio questo il significato di V.: la ricerca della Verità) viene, in un qualche modo, a galla. È tremendamente difficile come lettura, ma credo ne sia valsa la pena, e credo ne varrà ancora di più nel momento in cui lo riprenderò in mano e lo leggerò con più attenzione, perché sono rimasta completamente affascinata dalla sua incomprensibilità.
Altrettanto visionario e criptico è Vheissu, l'album dei Thrice, uscito nel 2005 sotto la Island Records. Musicalmente, i nostri hanno fatto un salto clamoroso da The Artist In The Ambulance, abbandonando quasi del tutto le sonorità puramente post-hardcore degli inizi (che si sentono pienamente in un pezzo come Hold Fast Hope), dando vita a quello che qualcuno ha definito un "post-hardcore intelligente", ossia coadiuvato da pesanti sperimentazioni in bilico tra il trip hop e l'acustico, con inserti di pura meraviglia (il carillon che introduce a Music Box, inquietante e affascinante allo stesso tempo, per fare un esempio). Numerosi gli interventi di strumenti estranei alla classica formazione chitarre-basso-batteria: pianoforte, Fender Rhodes, archi, passaggi elettronici, e a fare da cornice al tutto, testi visionari, spesso a tematica biblica, o comunque astratta. È un piacere ascoltarlo da cima a fondo, cogliendone ogni minima sfumatura sonora (tanto per fare un esempio: parlando del loro album precedente, The Artist In The Ambulance, rimane subito ben impresso uno dei singoli, Stare At The Sun. Sembra un pezzo come tanti altri del genere, energico, con un ritornello trascinante, una cosa semplice, insomma. E invece, se si ascolta attentamente, si sentono sfumature complesse sia nelle parti di basso che nella chitarra di Teppei Teranishi. È praticamente impossibile da riproporre come cover convincente, a meno di non essere musicisti coi controcazzi, secondo me.), ogni passaggio, e tutto torna, tutto si incastra perfettamente al suo posto, con la disinvoltura di una cosa semplice. Ma la musica dei Thrice non lo è, non lo è mai stata, e mai lo sarà. Non appassiona al primo ascolto, ma incuriosisce, e spinge a essere riascoltata più e più volte, finchè non si rimane ipnotizzati dalla ritmica, dalle chitarre, e anche dalla voce di Dustin Kensrue, capace di passare dallo scream al sussurro in un battito di ciglia.
Poi, vi do un consiglio, anche se in una recensione non dovrebbero esserci questi consigli da nonnina che la sa lunga: ovviamente dovrò capire dove e come, in che ordine mettere le canzoni per poterlo rifare ancora, ma ho provato ad ascoltare Vheissu mentre leggevo V. E il risultato è stato stupefacente: sarebbe stata la colonna sonora perfetta, credetemi. Se volete provare a leggere questo libro, e a conoscere questo gruppo, tentate questo esperimento, perchè ne vale seriamente la pena.

voto (anzi, votI)
Vheissu: 10/10 (niente da dire. non gli trovo un solo difetto.)
V.: 8/10 (ovviamente devo rileggerlo, ma l'ho comunque trovato pazzesco.)

5 commenti:

Carmelinda ha detto...

bella recensione, complimenti!
beh, che dire? Vheissu è un album molto bello, poi i Thrice, a mio parere, sono una di quelle band che non smette mai di "sperimentare" e sorprendere, bravissimi.. e mi hai fatto venire una voglia incredibile di leggere sto libro, quasi quasi lo ordino :D

Pickles ha detto...

ben felice di aver suscitato la tua curiosità *-*

Carmelinda ha detto...

stavo giusto cercando un libro da leggere (:

Valerio Martini ha detto...

Gran bella recensione. Pure se il cd era "correlato" io non ci sarei mai arrivato a fare questo doppio articolo :D

Pickles ha detto...

wah, grazie capo *///*