martedì 15 settembre 2009

Mastodon - Crack The Skye


Genere: Post-rock, progressive metal

Fare poker d'assi è difficile, tremendamente difficile, avere 4 carte dello stesso tipo in mano è una probabilità bassissima, bassa quanto il numero di band che dopo 3 album di una qualità e di una evoluzione incredibili riesce a sfoderare il quarto asso, ed è un asso formidabile, credetemi, quello che questo gruppo di 4 ragazzi (i numeri si ripetono già, anch'essi sono 4 assi) di Atlanta ha inciso è senz'altro il loro disco migliore, che segna una netta dipartita dal sound degli esordi, quel debordante Remission che li vedeva suonare un claustrofobico, personalissimo e tecnicissimo post-core/groove metal.
Il sound dei nostri, i più intransigenti direbbero essere "rammollito", in questo caso a me piace dire "evoluto" o se non altro snellito, le partiture, di album in album, si sono fatte sempre più melodiche e incisive, con una cura per i dettagli sempre più maniacale, un'ispirazione fervida che sembra aver colpito il principale compositore e chitarrista Brent Hinds, il quale sembra aver trovato un luogo remoto della sua mente e del suo cuore dopo un grave incidente alla testa, e che lo ha portato a comporre per la maggior parte questo macigno di proporzioni epiche.
Quello che più salta all'occhio già rispetto al precedente "Blood Mountain" e soprattutto guardando ai 2 lavori precedenti, è una cura e un efficacia mai sentiti per le linee vocali, su quest'album infatti, trovano spazio tutti e 4 i componenti della band, regalando degli scambi vocali emozionanti e sempre al servizio del pezzo, specie nella introduttiva "Oblivion" dove ben 3 voci si alternano, si spinge poi sull'acceleratore con "Divinations" pezzo che guarda al passato da uno specchietto retrovisore della fuoriserie che il gruppo è diventato in questi anni, dopo la buona "Quintessence" che ci presenta alcuni pezzi groove centrali eccezionali, ecco "The Czar" lunga suite divisa in 4 sottocomposizioni (la traccia è una sola comunque) omaggio a quel prog settantiano a cui l'album tanto si ispira.
E' poi il momento di due pezzi estremamente prog e metal come "Ghost of Karilla" e "Crack The Skye", la prima, ci mostra l'abilità canora del bassista Troy Sanders che ha ottenuto con gli anni un pulito eccezionale e personale, il riff portante della canzone è rarefatto e estremamente prog, che ci porta su lidi extrasensoriali; mentre Crack The Skye è una cavalcata trionfale in cui è ospite il cantante dei Neurosis che offre l'unica performance growl dell'album (ottima per altro).
Chiude il disco "The Last Baron", pezzo lunghissimo ed epico, ciliegina sulla torta e summa di tutto l'album, da risentire milioni di volte, senza stancarsi, propone soluzioni stravaganti e fresche, dominate dall'ottimo cantato di Hinds il quale si alterna ancora una volta con Sanders.
Insomma, per l'ennesima volta mi trovo a lodare i Mastodon e un album senza eguali in qualità di songwriting e esecuzione, l'unico punto un po' amaro è la prestazione di Brann Dailor, drummer eccelso ed eccentrico che però per questo lavoro pare aver messo la sua bravura al servizio dei pezzi e ha limitato di molto le sue fughe geniali e i suoi assoli e controtempi, stiamo comunque pur sempre parlando di una prestazione sopra le righe e che rende i pezzi quelli che sono, un titano immenso che schiaccia la maggior parte dei gruppi più quotati della scena mondiale.
Bè, ecco, dopo aver speso tanti elogi, spero solo di aver convinto qualcuno (che non sia Valerio XD) a provare a dare un ascolto a quest'album, a non farsi intimorire dall'etichettatura "metal" e che vinca l'omertà e almeno una volta scriva "Dario st'album è nammerda datti al cucito".

Voto: 9.0

2 commenti:

Pickles ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Pickles ha detto...

ero già convinta, non ho fatto altro che annuire ad ogni tua parola che leggevo. questo disco è un autentico capolavoro.